Notte buia, niente stelle, Stephen King- “Credo che dentro ogni uomo ne viva un altro, un estraneo, un Mestatore”. Lo scrittore in questo suo ultimo libro -come in “Dolores Claiborne” ed in altri suoi romanzi- narra, soprattutto, del genere femminile. Della loro forza ed abilitá (a volte superiore a quella degli uomini). King scrive di donne (Tess, Arlette e Dacy) che si trovano ad essere vittime (stupro, omicidio e menzogna) e a porsi la domanda: “Che fare? Tirare avanti come prima o cercare una via d’uscita?”. Scelgono di trasformarsi in carnefici (in quanto decidono di reagire alla violenza subita). L’autore racconta anche di uomini che perdono il loro potere diventando così anime impaurite e frustrate. Un King realista nella scelta degli argomenti trattati e nel raccontare le debolezze umane. “Notte buia, niente stelle” conferma ancora una volta il talento del Re dei romanzi. Per la prima volta viene tradotto nell’edizione italiana da Wu Ming1 (che riporta fedelmente la storia non discostandosi molto dall’originale). Edito da Sperling&Kupfer. Collana: Pandora. Pagine: 432 Costo: 20,90. In libreria da Dicembre 2010
Pupi Avati: Cosa succede quando l’amore incontra la sofferenza? 19 ottobre 2010

Una Sconfinata Giovinezza, Pupi Avati – Lo scrittore in questo libro racconta di quando un amore consolidato, quello tra Francesca e Lino, incontra (e si scontra) con la sofferenza. La sofferenza di una malattia, l’Alzheimer, che cambia la vita di Lino ed al tempo stesso anche quella di Francesca che, con il passare del tempo, diventa “la mamma dell’uomo che ama”, che è ormai un bambino che insegue i ricordi di un’infanzia ormai lontana. A riempire la mente di Lino ora sono Nerio e Leo (i bambini con cui giocava da piccolo) ed il suo cane di nome “Perché”. Mi vorrei soffermare su quest’ultima frase. Quando ho letto il nome del cane mi sono chiesta: <<Come mai Pupi Avati ha voluto dare al cane proprio questo nome? Di solito le domande iniziano con “Perché”. E’ un modo, forse, per farci riflettere sull’Alzheimer o comunque sulla sofferenza (in generale)? E’ un modo per “indurci a fare delle domande”? >>. Un personaggio (oltre ai protagonisti della storia) che ha attirato la mia attenzione è stato quello di Zia Amabile che tra tanti pezzi di vetro di un finestrino rotto della macchina cerca senza mai stancarsi quel brillante che le avrebbe permesso di garantire un futuro al nipote: Lo cerca tanto, così tanto da trovarlo. Pagine ben scritte che fanno riflettere. Copertina: mi è piaciuta molto in quanto vi sono due bambini seduti su una vasta distesa di verde che cede poi il passo all’azzurro del cielo dando (dandomi) proprio la sensazione dell’infinito e quindi di “una sconfinata giovinezza”. Il libro oggi è anche un film. Edito da Garzanti. Prima Edizione. Collana: Narratori Moderni. Pagine: 160. Prezzo: 14,00. In libreria dal 07 Ottobre 2010. Voto: 5/5
Lo Zahir: E non riesci a pensare ad altro! 23 settembre 2010

Lo Zahir, Paulo Coelho- Premetto: Non é un libro recente, ma mi è piaciuto molto e quindi non poteva non stare “sullo scaffale della mia libreria”. E poi la cosa bella dei libri è che riescono sempre ad essere attuali. Non muoiono mai. ”Lo Zahir é un pensiero che all’inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare. Il mio Zahir ha un nome e il suo nome é Ester”, questo é ciò che Coelho dice sul “retro” della copertina del libro. Quando ho letto questa frase ho pensato subito: Chi non ha mai avuto uno “Zahir”? Tutti lo abbiamo (avuto). Il libro parla di un marito che cerca la moglie che lo ha lasciato senza lasciare nessuna traccia. E lungo la strada (la ricerca) pensa che “benché fosse sposato per molto tempo, non avevo mai saputo esattamente chi fosse mia moglie”. E continua dicendo a se stesso che gli “capitava di amare perdurtamente Ester prima di attraversare la strada e, arrivato all’altro marciapiede, di sentirmi prigioniero e triste per essermi impegnato con qualcuno, di provate il folle desiderio di partire in cerca di avventura. E allora pensavo: Non l’amo più”. Il libro é edito da Bompiani.
La Modignani ed il suo “Mr Gregory” 15 settembre 2010

La Steel racconta l’uomo “Irresistibile” 8 settembre 2010

“Irresistibile“di Danielle Steel. Inizio a leggere. La mia attenzione è da subito catturata dal personaggio maschile della storia: Blake. Blake ha un grande carisma ed è uno che “amava le cose belle delle vita e condividerle con le donne che frequentava”. Ed anche se le sue relazioni, degli ultimi cinque anni, fossero state brevi e superficiali, “le sue ex continuavano ad amarlo”. Il classico uomo che ama divertirsi. L’autrice del libro, Danielle Steel, scrive che Blake non “ha nemici solamente amici. Tutti lo trovavano irresistibile” (è un extraterrestre?). E’ così dettagliato il ritratto che fa di lui la scrittrice che ad un certo punto, leggendo, perdo il cosiddetto “filo della storia” per ritrovarlo due o tre righe dopo e scoprire che il nostro caro vecchio (ed affascinante) Blake è stato sposato ed ha anche tre figli. Da uomo irresistibile diventa anche un ex marito (ed altro ancora) sempre irresistibile. La copertina è “intonatissima” con il contenuto del libro. Una piacevole storia rosa. Edito da Sperling&Kupfer. Collana: Pandora. Pagine: 409. Prezzo: 19,90. Anno: 2010. Voto: 3.3/5
I numeri primi alle volte s’incontrano… 3 settembre 2010

Alice e Mattia sono due numeri primi. Sono, quindi, quei numeri “divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti tra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari”. A rendere i due protagonisti dei “numeri primi” è un trauma subito da bambini: Alice è zoppa a causa di una caduta sugli sci mentre per Mattia la perdita della sorella, da lui stesso abbandonata nel parco e mai più ritrovata. Cosa succede quando due numeri primi s’incontrano? Diventano amici per poi perdersi di vista e ritrovarsi, dopo diversi anni, quando le loro vite sono cambiate. Quando non sono più adolescenti, ma adulti. “La solitudine dei Numeri primi” (Mondadori) è un romanzo scritto davvero bene , lo testimonia anche il fatto che Paolo Giordano (autore) ha vinto grazie a questo libro uno dei Premi più prestigiosi: il Premio Strega. E’ una storia dove momenti di tensione e di durezza si alternano ad “episodi di speranza”. Tra l’altro questo libro è diventato anche un film (nelle sale dal 10 Settembre 2010) diretto da Saverio Costanzo.
Sei ad Itaca: Cos’altro ti aspetti? 31 agosto 2010

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d’ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
(Itaca, Costantino Kavafis)
E’ una delle poesie più belle che io abbia mai letto. Quante volte ci prefissiamo degli obiettivi, delle mete da raggiungere. E quante volte una volta raggiunta la destinazione rimaniamo delusi perchè avevamo così idealizzato la meta tanto da “darle un altro volto” che non era il suo (tanto bello quanto irreale). Questa poesia dice che non dobbiamo concentrarci tanto sull’obiettivo, ma sul viaggio che abbiamo intrapreso per arrivare a tale obiettivo. Anche perchè senza “Itaca”, non ci saremmo mai messi in cammino. Senza Itaca non avremmo (mai) incontrato i “Ciclopi” o “la furia di Nettuno”. Senza Itaca Ulisse non avrebbe mai detto di chiamarsi “Nessuno” e non avrebbe ordinato ai suoi uomini di mettersi ”i tappi di cera nelle orecchie per non ascoltare il canto delle Sirene”. E quindi, “Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: che cos’altro ti aspetti?”
“La Capanna dello Zio Tom”: quando i libri “scrivono la storia”… 29 agosto 2010
![]()
“La Capanna dello Zio Tom” (il cui titolo originale è Uncle Tom’s Cabin or Life Among the Lowly) non è semplicemente un libro: è molto di più. E’ un documento storico (per tutti gli uomini – siano essi bianchi o neri). Diciamo che “Zio Tom” è stata la cosiddetta “goccia che ha fatto traboccare il vaso” intensificando gli scontri e contribuendo, poi, all’inizio della “Guerra Civile Americana”, che vedeva schiavi da una parte e schiavisti dall’altra. Il figlio di Harriet Beecher Stowe (autrice del libro) ha raccontato che quando Abraham Lincoln incontrò la scrittrice disse: “Allora questa è la piccola signora che ha scatenato questa grande guerra”. Il libro pubblicato nel 1852 racconta di uno schiavo nero di nome (Zio) Tom, che vive in una piantagione americana nella pirma metà dell’Ottocento. Ha un buon padrone che però, per un problemi finanziari, è costretto a vendere tutte le proprietà. Fra gli schiavi c’è anche un bambino, Enrico, che rischia di venire strappato alla famiglia. Grazie al coraggio di sua madre, Elisa, i due riescono a fuggire. Il resto lo scoprirete voi leggendo il libro (ci sono diverse edizioni in circolazione). E’ comunque un libro che ti regala diverse emozioni, alle volte, contrastanti. Ti prende molto, tanto da far diventare la parte del libro che racconta il momento in cui cercano di catturare Elisa (che per fuggire salta -sbalordendo i suoi inseguitori- fra i blocchi di ghiaccio del grande fiume Ohio, raggiungendo così la riva opposta) una scena dipinta da diversi pittori.
“Le ho mai raccontato del vento del Nord…” 28 agosto 2010

Daniel Glattauer in “Le ho mai raccontato del vento del Nord” mescola la realtà con la fantasia e lo fa raccontando di un amore fatto di sole e-mail. Di un amore che per esistere e continuare ha bisogno del computer e di tanta immaginazione. Il tutto nasce da una e-mail mandata ad un indirizzo sbagliato ed ecco due sconosciuti, dopo aver superato l’impaccio iniziale, diventare molto “intimi”. Tra Emmi (sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito) e Leo (psicolinguista reduce dall’ennesimo fallimento sentimentale), i due protagonisti della storia, non vi è nessun contatto fisico. Nessun guardarsi negli occhi. Ci sono solo tante parole scritte. Sensazioni e sentimenti messi nero su bianco. Ed una casella di posta elettronica che avvisa che è arrivato un nuovo messaggio. L’unica cosa che conta in questo “amore” è che “scrivere è come baciare, solo senza labbra”. Ma un amore così può sopravvivere ad un vero incontro? Oltre a riconoscere allo scrittore l’originalità nella scelta dell’argomento, il libro è scritto davvero bene. Edito da Feltrinelli (Prima Edizione).

